L’arte pura in tutte le lingue del mondo (Luis Cernuda)

Autori

  • Micla Petrelli

DOI:

https://doi.org/10.6092/issn.2036-0967/1647

Abstract

In the 20s and 30s Spain grows a fertile contradiction: on the one hand it wants to wake up taking its national identity back, on the other hand it wishes to put an end to isolation, to the feeling of being victim of an historical injustice. The same injustice which have led to its slow decline. The idea that it might be visible to the world again, the project for a spiritual regeneration through a pure and universally translatable poetry keep lots of intellectuals busy (as, in different ways, the poets of the so-called “1927 Generation”). G. Diego, J. Ortega y Gasset, M. Zambrano realize that the human destiny is becoming more and more tied up to the human linguistic condition. They draw a lot of ideas about Art and Poetry. One of the most representatives of this conception is L. Cernuda, a sort of singular, asymmetric, unapproachable poet. Cernuda, who leaves Spain loosing his language and his own imagine as well, later finds them again in Mexico, where, at the climax of his dépaysement, he feels good, he feels it’s the right place and that he can own it. La Spagna degli anni ‘20-’30 coltiva una fertile contraddizione: se per un verso vuole risvegliarsi riappropriandosi di una identità nazionale, per l’altro desidera solo porre fine all’isolamento, a quel sentimento di essere vittima di un’ingiustizia storica che ne aveva segnato il lento decadimento. L’idea di tornare ad essere visibile al mondo, e il progetto di rigenerazione spirituale attraverso una poesia pura ma universalmente traducibile, impegna molti intellettuali e, con soluzioni diverse, i poeti della cosiddetta “Generazione del ‘27”. Le voci di G. Diego, J. Ortega y Gasset, M. Zambrano, O. Paz, consapevoli che il destino dell’uomo appare sempre più legato alla sua condizione linguistica, tracciano un orizzonte di questioni sull’arte e la poesia che si incarnano nell’esperienza di Luis Cernuda, poeta differente, asimmetrico, inavvicinabile. Cernuda, che lascia la Spagna perdendo la lingua, e con essa la propria stessa immagine, a contatto con il mondo messicano, al suo massimo di dépaysement, sente di essere al suo posto, in un posto che poteva essere suo, ritrova la lingua madre e ne scopre l’universalità.

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Come citare

Petrelli, M. (2009). L’arte pura in tutte le lingue del mondo (Luis Cernuda). Confluenze. Rivista Di Studi Iberoamericani, 1(2), 16-31. https://doi.org/10.6092/issn.2036-0967/1647

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